Utopie di Terra-Cotta

01 Aprile 2019 / By developer_admin

Ogni aspetto della società e dell’economia sembra essere oggi dominato dalla logica della rete.
Senza addentrarci in quelli che sono gli aspetti caratterizzanti i diversi tipi di organizzazioni
economiche, è indubbio che le imprese siano sempre più spesso inserite all’interno di sistemi
d’interazione e scambio più densi e complessi che in passato, fino a formare in alcuni casi una vera
e propria struttura capace di organizzare le relazioni tra imprese e tra imprese e individui.
La rete è quindi l’immagine più efficace per definire il modello di organizzazione produttiva
impostosi negli ultimi decenni, la cui caratteristica socialmente più significativa è probabilmente
quel regime di accumulazione non specialistica e flessibile tipico delle nostra economia fatta di
piccole e medie unità produttive largamente diffuse sul nostro territorio.
Viceversa e proprio per questo motivo è assai problematico definire in modo univoco le “reti di
imprese”, se con questo intendiamo una aggregazione di aziende indipendenti che cooperano per
il conseguimento di obiettivi comuni e le cui relazioni sono regolate da accordi espliciti,
consuetudinari o, in alcuni casi, da forme di partecipazione e controllo.
Le crescenti difficoltà dei distributori finali, a cui è demandato il rapporto con i consumatori a
gestire e controllare una gamma sempre più ampia di tecnologie e competenze interdipendenti, gli
elevati costi di ricerca e sviluppo, la conseguente necessità di instaurare rapporti di collaborazione
che intervengono fin dalla fase d’innovazione del prodotto, hanno favorito l’emergere di
organizzazioni a un livello superiore via via che entrava in crisi l’efficacia delle funzioni
tradizionalmente sin qui adottate dal mercato, e cioè quelle “produzione” e “acquisto”; ne è
derivata la necessità di costruire e istituzionalizzare, rendendo stabili e continuativi, i rapporti di
cooperazione interaziendale.
Tuttavia, nonostante l’indubbio appeal dell’immagine del network, raramente le reti di impresa
sono simmetriche e animate da attori “uguali”. Le reti, anche quando sono organizzate intorno a
imprese dello stesso tipo, hanno quasi sempre uno o più “punti focali”. In alcuni casi chi presidia
questi punti assolve una necessaria funzione di leadership, senza che per questo si stabilisca una
gerarchia di compiti o di importanza relativa alla funzione, in altri casi sono imprese in posizione di
capofila che organizzano sistemi di fornitura e servizi nei quali però ciascun attore detiene risorse
importanti, ossia, quando ciascuna impresa è dotata di relativa autonomia. In altri casi ancora,
infine, le imprese leader organizzano la catena di “commessa” in cui una parte o la maggioranza
delle imprese che ne dipendono dispongono di limitato potere negoziale, sono facilmente
sostituibili e rimangono agganciate alla “rete” sulla base della competitività dei costi. Se
consideriamo che nel solo territorio di Vietri e Cava de’ Tirreni la Camera di Commercio di Salerno
ha censito 252 imprese ceramiche, perennemente in competizione tra di loro, quasi sempre
avendo come unica discriminante il prezzo e con un fatturato pro-capite irrisorio, si capisce bene
come il concetto stesso di “rete” sia quasi impossibile da affermare o spesso usato in modo
indiscriminato, rischiando di occultare organizzazioni delle filiere produttive basate su scambi del
tutto asimmetrici e regolati esclusivamente da una logica di mercato spicciola e di respiro breve.
Tutto ciò premesso, perché si possa parlare di “rete di imprese”, la prima condizione è che i
membri che ne fanno parte dispongano di risorse relativamente indipendenti e di un sufficiente
grado di autonomia.

La seconda è che le caratteristiche del territorio facciano si che questo sia anche un grande
attrattore, tale da moltiplicare e amplificare la dotazione di risorse. Nello specifico il territorio di
Cava e Vietri vede:

  • la presenza di un patrimonio paesaggistico e architettonico di assoluto rilievo, sia nel
    territorio dei due comuni che nel tessuto territoriale che li connette, con altissimi fattori di
    interferenza utili alla costruzione di itinerari di valorizzazione di grande pregio. Tale
    caratteristica diviene pertanto fattore determinante e motivo di sviluppo per l’intera area;
  • la presenza, particolarmente significativa lungo alcune fondamentali direttrici di risorse di
    carattere naturalistico di rilievo. Lungo le pendici delle colline che caratterizzano la
    geomorfologia dell’area, lungo tratti delle direttrici costiere, sono presenti aree
    naturalistiche di estremo interesse, alcune già sottoposte a vincolo di riserva naturale, quasi
    tutte sottoposte a vincolo paesistico;
  • la presenza di paesaggi antropici culturali connessi ad un uso tradizionale del territorio, si
    pensi ai paesaggi agrari o a quelli che ospitano le tradizionali attività di pesca ancora
    presenti, in cui i caratteri antropici e quelli naturali si fondono in sistemi complessi di
    paesaggi culturali particolarmente significativi;
  • la diffusissima presenza di risorse etno-antropologiche di rilievo e di un vastissimo
    patrimonio immateriale, dalle feste popolari, alla letteratura, ai saperi locali, ai prodotti
    tipici della tradizione che trova significativi esempi in tutti i Comuni della costiera;
  • infine la presenza di alcuni poli culturali già affermati nei quali si sono riscontrati numerosi
    programmi di integrazione e valorizzazione delle risorse culturali tipiche del luogo, tra tutti
    Ravello e Giffoni Valle Piana.
    Per contro anche solo nello spazio concesso a un articolo, e quindi come già detto con i limiti di
    una non-analisi, possiamo rilevare fenomeni di rischio in relazione a:
  • problematiche relative a carenze conservative, che mettono a rischio il patrimonio
    archeologico, architettonico e urbano;
  • fenomeni naturali di carattere geologico, idrogeologico e sismico, agenti sul patrimonio
    naturalistico, sui siti archeologici e sul patrimonio architettonico e urbano, in situazione di
    carenza delle misure di salvaguardia;
  • espansione incontrollata delle aree urbane e abbandono delle aree urbane storiche, che
    innesca effetti di degrado notevoli sul patrimonio architettonico e urbano, fenomeno
    sufficientemente generalizzato in quest’area;
  • abbandono delle tradizioni locali e perdita delle memorie e dei saperi locali tradizionali che
    mette a rischio il patrimonio etnoantropologico per una sorta di effetto di banalizzazione
    che tralascia la vera sostanza della risorsa antropologica per rivolgersi al più ad oggetti a-
    significativi, quando non estranei a ogni tradizione: si pensi per esempio alla diffusa pratica
    di sostituzione del prodotto (spesso industriale) al processo divenuta la norma per esempio
    in riferimento ai prodotti locali, tanto che i souvenir si producono spesso altrove;
  • scarso livello di integrazione tra le iniziative culturali e tra i poli culturali affermati con il
    resto del territorio per cui spesso viene trascurata la possibilità di costruire utili sinergie
    creando circoli chiusi di comunicazione dei messaggi culturali;
    Da tempo tutto questo è per noi motivo di riflessione, da tempo siamo impegnati nella definizione
    e proposizione alla locale politica e alle entità preposte al governo del territorio, di quelli che ci

sembrano i correttivi indispensabili perché si possa affermare con buone possibilità di successo
una reale economia di rete nell’ambito che ci interessa che è quello della ceramica artistica.
Riteniamo indispensabile il:

  • Riconoscimento e definizione dell’ambito, l’individuazione dei legami concettuali e fisici tra
    le risorse, l’individuazione dei livelli di integrazione tra le stesse, la definizione delle
    potenzialità del sistema integrato, l’individuazione dei luoghi fisici della valorizzazione,
    quella della definizione dei fattori di rischio compresenti e determinazione della
    sostenibilità da parte del sistema integrato di risorse, l’individuazione degli eventuali
    correttivi;
  • Il recupero di identità e didattica. La realizzazione degli ausili alla trasmissione del
    messaggio ai visitatori, la costruzione di itinerari, circuiti, reti tra i luoghi fisici che
    costituiscono la peculiarità del territorio;
  • Una ricettività orientata al recupero degli usi di accoglienza e abitativi tipici della tradizione
    locale;
  • Monitoraggio e controllo dell’efficacia anche economica della promozione culturale,
    attraverso la valutazione della efficacia della trasmissione del messaggio culturale (numero
    di visitatori);
    In sostanza, possiamo affermare che la costruzione dei progetti strategici si basa in primo luogo
    sulla possibilità di individuare luoghi fisici e percorsi concettuali che li connettono, che siano
    esemplificativi della profonda e stratificata realtà culturale dei luoghi, in seconda analisi sulla
    possibilità di realizzare un generale recupero di identità da parte delle comunità locali attraverso la
    riacquisizione di tali memorie culturali, e infine sulla attivazione degli ausili alla generale
    comprensione e quindi alla trasmissione all’esterno del messaggio culturale.

La ceramica è un materiale considerato inorganico e non contiene metalli. Morbida nel suo stato naturale e
rigida dopo la fase di cottura. Attraverso la ceramica si possono produrre moltissimi oggetti e utensili. Il
materiale è resistente al calore e può essere decorato e dipinto dopo la sua lavorazione. La sua struttura
molecolare a contatto con l’acqua garantisce una certa malleabilità.
Sin dall’antichità l’argilla era utilizzata nella lavorazione di oggetti. Le ceramiche principali e più diffuse sono
la terracotta, porcellane, gres e terraglie. In moltissimi paesi la lavorazione della ceramica è un’arte ancora
molto diffusa e le tecniche più complesse e particolari vengono tramandate di generazione in generazione.
La ceramica è un materiale molto richiesto nel mercato globale. Il rapporto qualità e prezzo è molto
equilibrato. Essa è ancora oggi molto gettonata grazie alle sue affascinanti proprietà e qualità. Premettiamo
che la consistenza e le caratteristiche delle ceramiche cambiano in base al luogo da cui provengono. Inoltre
più la ceramica è lavorata e rifinita, più il costo del prodotto è elevato. Parlando di caratteristiche chimiche
e fisiche, la ceramica è porosa cioè capace di assorbire una gran quantità di acqua. Riesce a perdere l’acqua
durante l’essiccamento ed è capace di resistere ad alte o basse temperature. Per quanto riguarda le
proprietà meccaniche essa è dura, resistente allo sfregamento e all’abrasione.
La ceramica dallo stato naturale al prodotto finito, attraversa molteplici processi all’interno della
produzione artigianale. Partiamo ovviamente dalla selezione dell’argilla allo stato naturale che dipenderà
dall’oggetto che vogliamo produrre. Essa viene ripulita da eventuali impurità e viene stagionata per poi
essere nuovamente ripulita. L’argilla successivamente viene impastata per eliminare le bolle d’aria,
rendendola molto compatta. Parte il processo di modellazione che può essere svolto a mano libera, al
tornio, a lastre, a stampo ed altre tecniche molto diffuse. Si prosegue successivamente con l’essicazione
omogenea per togliere l’acqua e passare poi alla cottura che per ciascuna delle diverse ceramiche cambia.
L’ultima fase è la smaltatura e la decorazione: le ceramiche se decorate con cura, diventano oggetti
bellissimi e molto eleganti. Ecco perché nel mercato artigianale sono molto apprezzate e richiestissime
La ceramica essenzialmente è un prodotto naturale e rappresenta un passo in più nella lotta contro
l’inquinamento atmosferico perché dalla sua lavorazione al suo smaltimento non richiede l’utilizzo di
macchinari molto nocivi per il nostro Pianeta. Infatti gli strumenti più utilizzati sono atti a ridurre le
emissioni inquinanti che danneggiano le nostre città e, più in generale, il mondo in cui viviamo.
Qui di seguito un breve riassunto delle caratteristiche salienti proprie del materiale che contribuiscono a
farne un materiale ecologico:
Igienicità
La manutenzione è semplice: acqua calda e detergenti neutri sono gli unici prodotti necessari. Inoltre gli
oggetti sono inerti e non rilasciano alcuna sostanza. Tale semplice manutenzione contribuisce al risparmio
dei costi per il consumatore nel corso della vita utile dell’oggetto e quindi alla riduzione del rischio di
inquinamento dovuto all’utilizzo di prodotti chimici.
Durabilità
La durata di un prodotto è un fattore importante da considerare.
Il ciclo di vita atteso di un oggetto di porcellana o ceramica è di 50 anni.

2
Non-tossicità
Gli oggetti in ceramica non contengono COV (Composti Organici Volatili) che emettono gas prima, durante
e dopo il loro utilizzo. I prodotti conformi alle rigide restrizioni in materia di COV consentono di ottenere
crediti previsti da ogni standard internazionale, compreso per quanto riguarda i prodotti ceramici usati in
edilizia, il severissimo LEED (Leadership in Energy and Environmental Design).
Resistenza
La ceramica è resistente a condizioni atmosferiche estreme, agli effetti dei prodotti chimici, al fuoco,
all’umidità, alle variazioni di temperatura e ai raggi UV; offrendo alla ceramica un vantaggio in molteplici
situazioni.
Riciclabilità
La ceramica italiana è un materiale inerte prodotto a partire da materie prime naturali e di facile
dismissione al termine del proprio ciclo di vita. Inoltre è un prodotto riciclabile grazie all’utilizzo del
materiale nel processo produttivo.
La ceramica infatti è costituita da materie prime naturali, come le argille e i minerali quarzosi e feldspatici. Il
loro utilizzo non comporta problemi per l’ecosistema e il paesaggio modificato dalle attività estrattive è
naturalmente ripristinato.
Negli ultimi anni gli in vestimenti tecnologici e gli sforzi di ricerca hanno permesso di ridurre con successo
gli impatti della produzione al di là dei limiti normativi e di recuperare risorse preziose, come le acque e gli
scarti di produzione.
La fase di utilizzo è il punto di forza della ceramica. Creatività estetica, facilità di manutenzione, resistenza e
durabilità ne fanno il prodotto sostenibile per eccellenza.
In ultimo è un prodotto inerte grazie alla cottura ad altissima temperatura ed ai materiali utilizzati.
In fase di dismissione può essere riutilizzato in opere edili o in filiere esterne come materiale post-
consumer.
Technics
Le brevi note che seguono servono a meglio identificare le caratteristiche tipiche della nostra ceramica,
quella cioè di impasto rosso.
Fondamentalmente le caratteristiche che distinguono i vari tipi di impasto sono di tipo morfologico,
estetico, composizionale e tecnologico, la qual cosa porta a fare la prima grande distinzione tra:
A) Ceramiche da fuoco, utilizzate cioè per la cottura degli alimenti
B) Ceramiche non da fuoco
Altra caratteristica è quella del carattere calcareo o non calcareo dell’impasto, il primo cuoce a
temperature < a 700°, il secondo, ed è il nostro caso, a temperature > a 700°.
La produzione avviene in tre fasi, la prima è quella della creazione dell’oggetto, è un processo che
tradizionalmente si fa al tornio, sebbene sia possibile, ove i numeri di produzione lo consiglino, adottare
degli stampi, in gesso o metallici, da un po’ di tempo è possibile creare, mediante stampanti 3D, degli
stampi in materiale plastico a costi accettabili. La seconda fase è quella dell’asciugatura, di solito al sole o in
ogni caso all’aria aperta, la terza è quella della prima cottura, da questa viene fuori quello che si chiama
biscotto, il quale, dopo essere stato decorato passa per una seconda cottura. Tinte particolari come l’oro,
hanno bisogno di una terza cottura o, come si dice in gergo, del terzo fuoco.

3
Alcune necessarie precisazioni:
a) Qualora la ceramica fosse destinata a contenere degli alimenti, è necessario che sia smaltata con
colori a-piombici. Sostanzialmente questi ultimi risultano essere meno brillanti.
b) In generale i colori possono essere anche creati, nei vari distretti esistono diversi ingegneri chimici,
specificamente impegnati a creare smalti “originali” e interessanti.
c) Nel caso dell’oggetto lavorato al tornio, quindi non a stampo, pur essendo suscettibile di parziale,
successiva ri-modellazione, va immaginato per ovvi motivi come generato da una figura
geometrica, ancorché complessa, in rotazione. Le mani dell’artigiano renderanno tridimensionale
questa complessità bidimensionale.
d) E’ in ogni caso possibile ottenere solidi non da rotazione, si parla allora di “piastre”, le quali dopo
essere state opportunamente tagliate e modellate, andranno a costituire l’oggetto.

La ceramica è un materiale considerato inorganico e non contiene metalli. Morbida nel suo stato naturale e
rigida dopo la fase di cottura. Attraverso la ceramica si possono produrre moltissimi oggetti e utensili. Il
materiale è resistente al calore e può essere decorato e dipinto dopo la sua lavorazione. La sua struttura
molecolare a contatto con l’acqua garantisce una certa malleabilità.
Sin dall’antichità l’argilla era utilizzata nella lavorazione di oggetti. Le ceramiche principali e più diffuse sono
la terracotta, porcellane, gres e terraglie. In moltissimi paesi la lavorazione della ceramica è un’arte ancora
molto diffusa e le tecniche più complesse e particolari vengono tramandate di generazione in generazione.
La ceramica è un materiale molto richiesto nel mercato globale. Il rapporto qualità e prezzo è molto
equilibrato. Essa è ancora oggi molto gettonata grazie alle sue affascinanti proprietà e qualità. Premettiamo
che la consistenza e le caratteristiche delle ceramiche cambiano in base al luogo da cui provengono. Inoltre
più la ceramica è lavorata e rifinita, più il costo del prodotto è elevato. Parlando di caratteristiche chimiche
e fisiche, la ceramica è porosa cioè capace di assorbire una gran quantità di acqua. Riesce a perdere l’acqua
durante l’essiccamento ed è capace di resistere ad alte o basse temperature. Per quanto riguarda le
proprietà meccaniche essa è dura, resistente allo sfregamento e all’abrasione.
La ceramica dallo stato naturale al prodotto finito, attraversa molteplici processi all’interno della
produzione artigianale. Partiamo ovviamente dalla selezione dell’argilla allo stato naturale che dipenderà
dall’oggetto che vogliamo produrre. Essa viene ripulita da eventuali impurità e viene stagionata per poi
essere nuovamente ripulita. L’argilla successivamente viene impastata per eliminare le bolle d’aria,
rendendola molto compatta. Parte il processo di modellazione che può essere svolto a mano libera, al
tornio, a lastre, a stampo ed altre tecniche molto diffuse. Si prosegue successivamente con l’essicazione
omogenea per togliere l’acqua e passare poi alla cottura che per ciascuna delle diverse ceramiche cambia.
L’ultima fase è la smaltatura e la decorazione: le ceramiche se decorate con cura, diventano oggetti
bellissimi e molto eleganti. Ecco perché nel mercato artigianale sono molto apprezzate e richiestissime
La ceramica essenzialmente è un prodotto naturale e rappresenta un passo in più nella lotta contro
l’inquinamento atmosferico perché dalla sua lavorazione al suo smaltimento non richiede l’utilizzo di
macchinari molto nocivi per il nostro Pianeta. Infatti gli strumenti più utilizzati sono atti a ridurre le
emissioni inquinanti che danneggiano le nostre città e, più in generale, il mondo in cui viviamo.
Qui di seguito un breve riassunto delle caratteristiche salienti proprie del materiale che contribuiscono a
farne un materiale ecologico:
Igienicità
La manutenzione è semplice: acqua calda e detergenti neutri sono gli unici prodotti necessari. Inoltre gli
oggetti sono inerti e non rilasciano alcuna sostanza. Tale semplice manutenzione contribuisce al risparmio
dei costi per il consumatore nel corso della vita utile dell’oggetto e quindi alla riduzione del rischio di
inquinamento dovuto all’utilizzo di prodotti chimici.
Durabilità
La durata di un prodotto è un fattore importante da considerare.
Il ciclo di vita atteso di un oggetto di porcellana o ceramica è di 50 anni.

2
Non-tossicità
Gli oggetti in ceramica non contengono COV (Composti Organici Volatili) che emettono gas prima, durante
e dopo il loro utilizzo. I prodotti conformi alle rigide restrizioni in materia di COV consentono di ottenere
crediti previsti da ogni standard internazionale, compreso per quanto riguarda i prodotti ceramici usati in
edilizia, il severissimo LEED (Leadership in Energy and Environmental Design).
Resistenza
La ceramica è resistente a condizioni atmosferiche estreme, agli effetti dei prodotti chimici, al fuoco,
all’umidità, alle variazioni di temperatura e ai raggi UV; offrendo alla ceramica un vantaggio in molteplici
situazioni.
Riciclabilità
La ceramica italiana è un materiale inerte prodotto a partire da materie prime naturali e di facile
dismissione al termine del proprio ciclo di vita. Inoltre è un prodotto riciclabile grazie all’utilizzo del
materiale nel processo produttivo.
La ceramica infatti è costituita da materie prime naturali, come le argille e i minerali quarzosi e feldspatici. Il
loro utilizzo non comporta problemi per l’ecosistema e il paesaggio modificato dalle attività estrattive è
naturalmente ripristinato.
Negli ultimi anni gli in vestimenti tecnologici e gli sforzi di ricerca hanno permesso di ridurre con successo
gli impatti della produzione al di là dei limiti normativi e di recuperare risorse preziose, come le acque e gli
scarti di produzione.
La fase di utilizzo è il punto di forza della ceramica. Creatività estetica, facilità di manutenzione, resistenza e
durabilità ne fanno il prodotto sostenibile per eccellenza.
In ultimo è un prodotto inerte grazie alla cottura ad altissima temperatura ed ai materiali utilizzati.
In fase di dismissione può essere riutilizzato in opere edili o in filiere esterne come materiale post-
consumer.
Technics
Le brevi note che seguono servono a meglio identificare le caratteristiche tipiche della nostra ceramica,
quella cioè di impasto rosso.
Fondamentalmente le caratteristiche che distinguono i vari tipi di impasto sono di tipo morfologico,
estetico, composizionale e tecnologico, la qual cosa porta a fare la prima grande distinzione tra:
A) Ceramiche da fuoco, utilizzate cioè per la cottura degli alimenti
B) Ceramiche non da fuoco
Altra caratteristica è quella del carattere calcareo o non calcareo dell’impasto, il primo cuoce a
temperature < a 700°, il secondo, ed è il nostro caso, a temperature > a 700°.
La produzione avviene in tre fasi, la prima è quella della creazione dell’oggetto, è un processo che
tradizionalmente si fa al tornio, sebbene sia possibile, ove i numeri di produzione lo consiglino, adottare
degli stampi, in gesso o metallici, da un po’ di tempo è possibile creare, mediante stampanti 3D, degli
stampi in materiale plastico a costi accettabili. La seconda fase è quella dell’asciugatura, di solito al sole o in
ogni caso all’aria aperta, la terza è quella della prima cottura, da questa viene fuori quello che si chiama
biscotto, il quale, dopo essere stato decorato passa per una seconda cottura. Tinte particolari come l’oro,
hanno bisogno di una terza cottura o, come si dice in gergo, del terzo fuoco.

3
Alcune necessarie precisazioni:
a) Qualora la ceramica fosse destinata a contenere degli alimenti, è necessario che sia smaltata con
colori a-piombici. Sostanzialmente questi ultimi risultano essere meno brillanti.
b) In generale i colori possono essere anche creati, nei vari distretti esistono diversi ingegneri chimici,
specificamente impegnati a creare smalti “originali” e interessanti.
c) Nel caso dell’oggetto lavorato al tornio, quindi non a stampo, pur essendo suscettibile di parziale,
successiva ri-modellazione, va immaginato per ovvi motivi come generato da una figura
geometrica, ancorché complessa, in rotazione. Le mani dell’artigiano renderanno tridimensionale
questa complessità bidimensionale.
d) E’ in ogni caso possibile ottenere solidi non da rotazione, si parla allora di “piastre”, le quali dopo
essere state opportunamente tagliate e modellate, andranno a costituire l’oggetto.