Cibo e Ceramica

Oggi ci accorgiamo di quanto il cibo abbia conquistato un posto di rilievo nel discorso pubblico. Si cucina di continuo, di continuo si parla di cibo e di cucina. Ormai i cuochi hanno smesso la loro veste tradizionale per indossare i panni di sacerdoti che officiano un culto, ministri di una religione che come tutte le religioni ha le sue liturgie e i suoi misteri. Fino ad arrivare all’estremo, in alcuni casi, di sacrificare a queste “celebrazioni” del gusto ciò che effettivamente si mangia.

Ma qui il discorso si fa complesso e il tema si sposta sulla vita materiale. Parlare di materia, di cibo e di corpi significa parlare di desideri e bisogni, passioni, eros, cioè di tutto quell’istintivo sentire dove il cibo gioca un ruolo cruciale.

Il salto semantico si ebbe quando gli uomini di un passato ormai remoto non si limitarono più al volersi nutrire ma pretesero cibi sempre più elaborati, dove il superfluo, il voluttuario iniziò a governare il desiderio.

Da molto tempo il cibo oltre che a nutrire il nostro corpo, nutre anche il nostro immaginario, facendo della cucina oltre che il luogo deputato alla preparazione delle pietanze anche il luogo della trasformazione simbolica, della riduzione della natura a cultura, spesso in maniera impudica, costruendo intimità perdute tra gli interstizi della storia.

È l’atto del cucinare insieme o cucinare “per” che trasforma quindi il cibo in un atto sociale, fungendo spesso da surrogato a tristezze esistenziali e povertà verbali.

Qui il rapporto tra ceramica e cibo si fa decisivo. Un rapporto profondo che esiste da quando esiste l’uomo, e che contribuisce a trasformare attraverso la cultura (materiale e immateriale) i prodotti della natura.

Ceramica e cibo, insieme, inducono a percezioni multisensoriali, con particolare riferimento a sensazioni visive e tattili per la ceramica e olfattive e gustative per il cibo, partecipano alla creazione di quell’immaginario al quale facevamo riferimento. Contenitore e contenuto giocano con gli stessi segni, con gli stessi colori, inventano il proprio esclusivo “design”, rappresentando le tavole più ricche ma anche quelle più modeste.

È storia del nostro tempo la rottura dell’avanguardia, anche in pittura e decorazione, del modo di rappresentare la tavola, di arredarla, e la ceramica non si è sottratta a questa rivoluzione. La tendenza è che dopo secoli di rappresentazioni figurative la decorazione ceramica e le sue forme, hanno conosciuto l’astrazione, la suggestione pura, il colore applicato con campiture piene, quasi fosse possibile dipingere i profumi e le consistenze del cibo.

Noi di ICS crediamo che sempre più chef vorranno progettare stoviglie e suppellettili per la “loro” tavola dove le pietanze e la decorazione ceramica siano pensate insieme. Siamo pronti per questo ad ascoltare e interpretare ogni suggestione perchè nel gioco dei segni e dei colori, nel dialogo tra cibo e ceramica ci sia la possibilità di creare proposte capaci di comunicare emozioni uniche.

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